Eccomi

Le train fait un saut périlleux et retombe sur toutes ses routes / le train retombe su ses routes / le train retombe toujours sur toutes ses routes

Non ha meritato la luce, ha meritato la pace

Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato

Anche io una volta sono stato Ferdinando

Ciò che io desidero

Una macchina del tempo

Saper guidare una macchina del tempo

Una colonna da barbiere

Una clessidra

Il tatuaggio di una rana baciata sulla spalla destra

Un camion

Saper guidare un camion

Uno squalo balena

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venerdì, maggio 09, 2008
Torino, 1

IMG_0324Dentro un'atmosfera limacciosa come una palude, invasa dalle scolaresche, giorno numero due - primo per me - del Salone del Libro di Torino. Editori che spariscono, editori che si gonfiano, editori che se la tirano, che sono timidi, che sono gentili, scrittori clown, spille pro Israele e una pigro cordone di polizia oggi, che si sa che non succederà nulla. I fumetti occultati, ma salvati dalla fornace dello scorso anno, ma nascosti dietro lo spazio per i bambini. Per adesso, la chicca sono le poesie con le foto dei dorsi dei libri. Più l'antico Vite rovinate dal pallone che mi ha detto la gentile fanciulla allo stand ancora galleggia e non vende ma vendicchia e a Napoli Galassia  è pure andato esaurito.

Postato da: Raskol a 14:57 | link | commenti (4) |

giovedì, maggio 08, 2008
genius has side effects

Nel senso che oggi a Milano parte il Telefilm Festival. Oggi ho saltato allegramente il workshop dopo aver fatto razzia di ogni genere di gadget (pochini in realtà) per un misunderstanding sul rinfresco, che alcuni dietrologi chiamerebbero trappola. A stomaco vuoto, mi sono rituffato nella primavera. Vorrei dimostrare la mia gratitudine per il merchandising, ma non mi viene in mente nessuna segnalazione utile. L'evento però è in corso da domani, a Milano, fino a domenica, e..ci sarà la quarta serie, seconda parte di House in anteprima, e questa notizia tende a oscurare tutte le altre. Potremmo chiamarlo anche effetto Israele. Infatti, da domani si è a Torino. Cioè, Raramente.net è a Torino..

Postato da: Raskol a 16:54 | link | commenti (1) |

mercoledì, maggio 07, 2008
e tu avevi i vestiti adatti per le tue guerre stellari

Ingenuamente, il concerto di Luci della Centrale Elettrica mi ha fatto molto bene. Apparso nella mia serata, come una sorpresa, perché non pensavo di andarci, Magnolia-Segrate-postilontani-nellamiavitasenzamacchina, è un dettaglio, non è importante, però può servire a spiegare perché a suo modo quello di ieri sera è stato un concerto perfetto. A volte la perfezione appartiene a cose molto piccole, come una cinquantina di persone a sentire le canzoni di un ragazzo che ha appena pubblicato il suo primo disco, epperò le parole le sanno più o meno tutti e Giorgio Canali alla chitarra che quando LDCE canta "..e i CCCP non ci sono più" deve essere come quando John Lennon cantava con la Plastic Ono Band che non credeva più in niente, nemmeno nei Beatles. E c'era questo rapporto tra il ragazzo e il vecchio (e non che Canali sia vecchio ma ha questa meravigliosa faccia antica) che era paterno, di cura e guida, di vicinanza e sicurezza, che era molto bello. Il disco ha la copertina di Gipi e questo è anche un bell'inpiù a dieci euro ben spesi, ecco.

Postato da: Raskol a 11:26 | link | commenti (4) |

domenica, aprile 13, 2008
endorsement

Ho votato.

Ho votato per il Partito Democratico. Il che vuol dire che al Senato ho votato per Marco Follini. Ecco una cosa che davvero non mi aspettavo mi sarebbe mai successa. Votare per Follini, intendo.

Un'altra cosa che non pensavo. Ho comprato The Queen is Dead. Ho riammesso gli Smiths nella mia vita. E che questo sia successo nel giorno in cui ho votato Follini è curioso. Ho appena ascoltato la canzone per cui erano stati espulsi. E ho deciso che, come non era colpa di nessuno, non era nemmeno colpa loro.  Erano mesi che questo blog non era così personale. Ora lo è. Punto.

Altre cose.

Juno è un bel modo per farsi fare fessi da un film. E' un film che usa l'inganno per renderti felice. E questo per me è ok. In fondo.

Ah. Questa è la ferdinandità. Nella sua forma più fulgida. Questo sono io.


Grazie. G.

Postato da: Raskol a 12:03 | link | commenti (3) |

martedì, aprile 01, 2008
modelli matematici di consumo culturale e altre cazzate

Vivo in leggera, ma sostanziale differita. Ho scoperto che mi piace. Se stasera sparissero l’Asia, o il Duomo, forse lo saprei domani mattina. Per esempio, questo post viene scritto di sera, verrà pubblicato di mattina. Una tempistica ottocentesca. D’altra parte, quanti nel mondo avrebbero voglia di un blog puntato modello CNN sulle mie giornate? Domenica mi sono affettato un dito. Mentre il sangue faceva diventare la cucina di Torino un sogno infantile di Jack Torrance, ho ri-pensato che l’integrità del mio corpo continua a non tornare ad essere un valore. Succederà. Gli ascolti della settimana saranno Efterklang, Los Campesinos, Girls in Hawaii e Vampire Weekend. Li ho scelti sulla base di un modello empirico fatto di Fnac, Pitchfork, Fiorella, puro suono. Se non sbaglio, dovevo spiegare a qualcuno perché Non è un paese per vecchi non è un grande film. Ma è passato troppo tempo, e ormai lo sanno tutti, il perché. In compenso, ho avuto il tempo di vedere e ragionare su Un bacio romantico, e di scriverne anche. Non mi è piaciuto, nemmeno questo. Ho elaborato un modello matematico, i film li odio o li amo a gruppi di tre. Il prossimo, anche, sarà una delusione. Dicono che In amore niente regole sia più che caruccio. Sensazionalmente, lei, la protagonista della più vertiginosa ascesa nel mondo della critica cinematografica, lo ha definito un “capolavoro”. Una sicura conferma del mio modello matematico.

Postato da: Raskol a 11:02 | link | commenti (1) |

martedì, marzo 04, 2008
just one possible scenario - la vita, l'universo e tutto il resto - a little less converse



non sono andato a vedere gli Zen Circus

non trovo più i miei occhiali

non so perché, stanotte, nel sonno, stavo ridendo

non so con chi andrò a vedere Non è un paese per vecchi, domani

non so cosa scriverò al tizio che si fa chiamare Luci della centrale elettrica (ma avrà a che fare con grazie)

non so cosa farò da grande, nè stamattina

non so cosa c'è in prima pagina oggi sul giornale

non ho fame, nè paura, nè sonno

non ho molto da dire

non capisco sempre il significato di avere un blog

non (sempre) mi vergogno di gestire questo blog come un adolescente

non mi vergogno dell'assenza di notizie su questo blog (ma rimedierò)

non smetterò di scrivere

non smetterò

Postato da: Raskol a 10:30 | link | commenti (4) |

martedì, febbraio 26, 2008
(io quando avevo vent'anni avevo sonno)

cose che hanno rotto il cazzo, primo aggiornamento

il'68
il rugby
i 15 minuti di celebrità

ho una lista molto più lunga. per tirarmi su ascolto gigi d'alessio, ciro ricci, i godspeed you! black emperor e i postal service. Vorrei che qualcuno mi portasse al concerto di Zen Circus e Luci della centrale elettrica giovedì sera. Milano. Si. E' un appello.

ieri circolo della stampa, i profeti del giornalismo di guerra che raccontavano di quei gran pezzi di pane dei mujaiddin, di come è bello andarsene a spasso per grossi stati dell'Asia Centrale con loro. A piedi. In realtà scrivo questo post perché ho la testa vuota come un foglio bianco. E non mi capita raramente. La mia è anche invidia. Un po'. Ettore Mo, ormai protagonista di un post su due di questo blog, non si è presentato. Perché si sono dimenticati di avvertirlo. E questo è bellissimo.

Postato da: Raskol a 11:47 | link | commenti (3) |

lunedì, febbraio 25, 2008
memorie dall'invisibile

Ho cambiato l'header. Che è bellissimo, ed è merito suo. Non è centrato, ma prendetevela con lui. Chiedetegli della visione binoculare.

In clima da Oscar, ho visto Il Petroliere. Secondo me Paul Thomas Anderson avrebbe bisogno di uno sceneggiatore di mestiere, perché il suo ultimo film (che è bellissimo, e non si può dire niente su questo) finisce schiacciato tra regia e recitazione (allo stesso modo in cui Magnolia era bellissimo ma finiva con l'essere troppo poco spontaneo, il problema opposto, sempre a causa dello script), funziona a strappi visivi ed accumuli di tensione, e gli manca quel pò di disciplina artigiana che ne farebbe un creatore di capolavori.

In attesa di vedere Non è un paese per vecchi, che sarà bellissimo, le cose migliori del periodo (tra quelle non private e personali) sono state il concerto di Jens Lekman a Torino (floreale e senza un pensiero al mondo, lui, con una banda di quattro donne e un eunuco) e Giampiero Casertano, che ha illustrato Decio (oltre a parte della mia adolescenza). Avevo detto a Michele - editor (si dice così) in Renoir - che gli avrei chiesto Bree Daniels in tunica romana sulla prima pagina di Decio. Stavo scherzando. Mi ha detto: diventeresti il mio idolo. Allora ho pensato: si può. E l'ho fatto.

Adorando Casertano. Si può. Sembra sfocata, la foto. Sono solo Memorie dall'invisibile.

casertano e ferdinando

Postato da: Raskol a 16:53 | link | commenti |

mercoledì, gennaio 30, 2008
quando Ettore Mo ci disse: non lo so

All'IFG, ci hanno portato Ettore Mo a lezione. A volte millantano fatti cose gente e valori, in questa scuola: ieri era vero. Bussano e ci dicono: è arrivato Ettore Mo, la smettete di fare casino? Abbiamo smesso. E' infinitamente piccolo, sembra il fratello con le scarpe di Bilbo Baggins. Era stato invitato dal nostro docente, una generazione in meno, molte chiacchiere in più, firma sullo stesso quotidiano. A Mo piace bere, andare a donne (lo ha anche detto da Fazio, di quella volta che portò i ciechi a puttane) e fare giochi di parole. Ha intervistato tutti quelli che c'erano da intervistare. Ha sentito le bombe cadergli sulla testa. Ha avuto paura, qualche volta, come tutti. Nella sua scrittura c'è umanità, la vera qualità del giornalista superiore. La cosa più bella l'ha fatta dicendoci un no. Gli abbiamo chiesto dell'Iran, di Khomeini, e di oggi, gli abbiamo chiesto: che differenza c'è? Cosa è cambiato? E lui ci ha raccontato di quello che ha visto, tra gli anni 70 e 80. Per l'oggi, ci ha detto, non posso dirvi niente. Non lo so come è l'Iran di oggi. Ovviamente, non gli sarebbe costato nulla dirci quattro banalità in croce. Ne sarebbe stato capace qualunque medio lettore di giornali. Ma non l'ha fatto. Perchè c'è una generazione, ancora viva, per cui c'è una differenza tra quello che hai visto con i tuoi occhi, e quello che sai perchè lo sai, perchè si sa, perchè l'hai letto su wikipedia. Una distinzione che per noi non ha più nessun senso. Niente si vede e tutto si sa. E' stata una lezione molto bella. A modo suo, toccante.

Postato da: Raskol a 17:10 | link | commenti (4) |

martedì, gennaio 08, 2008
senza scendere troppo in dettagli - i film

lussuria

Lussuria è un bel film, nè estetizzante o calligrafico (come si è scritto) nè strumentalmente scabroso (come si è fatto intendere). E' però anche una grande occasione persa, un dramma che rimane tesissimo senza spezzarsi mai, grandiose (veramente grandiose, belle, complesse, vive) passioni che si agitano sotto una narrazione che non si increspa, che fa una resistenza alla storia che sul finale diventa assurda, mortificante come un coito interrotto.

jesse james

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford non è un western. E Robert Ford non è un codardo. Il film di Andre Dominik, che studia per specializzarsi in grandi criminali (vedi Chopper), è in realtà una storia d'amore travestita da film di frontiera, quando invece del West ci sono i segni, ma non il loro funzionamento. Una sorta di delitto perfetto, permettere a Jesse James e Robert Ford di consumare il proprio amore impossibile, e un po' sadomasochista, girare Brokeback Mountain al contrario, senza far sussultare nessuno, tenendo ben lontani i titoli Pitt Affleck banditi e gai. E' il film più bello del periodo, incredibilmente sottovalutato. C'è una scena iniziale di rapina al treno che più che un agguato sembra una messa nera, sembra uscita da un horror e a tratti fa un po' paura. Meno riuscita la prospettiva mediatica, con Robert Ford che diventa una celebrità da dileggiare, usando il mito di un medium (la letteratura pulp) per avere successo in un altro (il teatro). Tu chiamala, se vuoi, ri-mediazione. Nick Cave fa il cameo dell'anno.

irina palm

Irina Palm è la solita commedia inglese sopravvalutata (perchè effettivamente fresca e divertente) in inverno e dimenticata negli anni a venire. C'è una giovane nonna che per amore di un nipote malato prostituisce una parte di sè, la mano, facendo seghe attraverso un pertugio di un sexy shop di Soho. Diventa così una star. Seguono equivoci, riscoperta di sè attraverso un tardivo edonismo (vedi Full Monty, L'erba di Grace), amori...

cous cous

Cous Cous fu visto illo tempore a Roma. Ora tutti se ne felicitano moltissimo, per me fu una lunga e noiosa delusione. Neorealismo marsigliese che odora un po' troppo di esotismo gastronomico. Però posso sbagliarmi. Ma non ne conservo un grande ricordo.

Postato da: Raskol a 14:14 | link | commenti |

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